11 Marzo 2026

Sommario

La media globale sale da 47,4 nel 2024 a 47,9 (su una scala 0-100) in 171 economie, grazie a una minore pressione inflazionistica importata e a una maggiore stabilità valutaria in Asia emergente e in alcune economie avanzate. Un altro fattore positivo è stato il rafforzamento della governance, inclusa una maggiore stabilità istituzionale in parti dell’Asia emergente e dell’Europa centrale. Allo stesso tempo, una coesione sociale più debole in Medio Oriente, Europa emergente e paesi ad alto reddito continua a pesare sulla resilienza sociale. I paesi nordici guidano la classifica: Finlandia (1°, 84,3), Danimarca (2°, 83,8) e Islanda (3°, 81,4). Germania (8°, 78,5), Francia (13°, 74,7) e Regno Unito (18°, 72,9) mantengono una buona posizione, mentre Italia (28°, 66,8) e Stati Uniti (32°, 65,3) si collocano più in basso ma rimangono nel terzo superiore. Cina (59°, 52,5), India (81°, 46,8), Messico (105°, 41,3) e Brasile (112°, 40,0) risultano molto più indietro, con stati colpiti da conflitti come Libano (169°, 17,7) e Sud Sudan (171°, 11,8) in fondo alla classifica.

L’SRI aiuta a misurare la vulnerabilità a questi shock esterni: i paesi con resilienza più debole e margini fiscali limitati potrebbero essere particolarmente colpiti da prezzi dell’energia elevati per un periodo prolungato. Infatti, aumenti persistenti dei prezzi energetici alimentano l’inflazione (anche alimentare), indeboliscono la crescita e intensificano le tensioni politiche, soprattutto dove la capacità di risposta è ridotta. Saranno cruciali i meccanismi di gestione delle crisi, gli stabilizzatori economici e la flessibilità delle politiche. Due gruppi emergono chiaramente: i paesi a bassa o media resilienza con alta esposizione – tra cui Vietnam, Thailandia, Marocco, Tunisia e Malesia – potrebbero vedere i rincari tradursi più facilmente in pressioni sociali. I paesi a resilienza moderata con esposizione media allo shock energetico – tra cui Cile, Egitto, Serbia e Corea del Sud – dovrebbero invece essere in una posizione migliore per assorbire gli effetti di un aumento temporaneo dei prezzi dell’energia. L’Europa potrebbe essere più colpita degli Stati Uniti, data la sua maggiore dipendenza dall’energia importata, anche se la spesa sociale potrebbe mitigare l’impatto.

Paesi a bassa resilienza che stanno recuperando (es. Romania e Arabia Saudita); paesi che si stanno ulteriormente indebolendo (es. Nigeria e Brasile); paesi ad alta resilienza che consolidano la loro posizione (es. Germania e Finlandia); e paesi in scivolamento (es. Canada e Svezia). Alcuni sembrano bloccati in una sorta di “trappola della resilienza sociale intermedia”. Le classifiche mostrano pochi cambiamenti dal 2024, sebbene Sri Lanka (+12,7 punti; +39 posizioni) e India (+7,8 punti; +27 posizioni) abbiano registrato miglioramenti significativi, mentre Brasile (-8,7 punti; -41 posizioni) e Repubblica Ceca (-6,9 punti; -15 posizioni) hanno subito forti cali. Un gruppo di economie avanzate con punteggi costanti tra 65 e 70 – tra cui Repubblica Ceca, Ungheria, Italia, Stati Uniti e Giappone – appare intrappolato in una “trappola dell’SRI medio” (in riferimento alla “middle-income trap” identificata da Indermit Gill e Homi Kharas nel 2007). La prosperità materiale convive sempre più con polarizzazione politica e volatilità delle politiche. Una stagnazione prolungata in questa fascia comporta rischi di instabilità, minore capacità di riforma e scarsa prevedibilità politica, con impatti sulla crescita di lungo periodo e sul rischio sovrano. Queste tensioni sono sempre più evidenti: tra il 2020 e il 2025, i paesi a resilienza media – tra cui India, Indonesia, Corea del Sud, Regno Unito e Stati Uniti – hanno rappresentato fino al 70% degli episodi globali di scioperi, rivolte e disordini civili (SRCC).

Per investitori e policymaker, l’SRI funziona sia come sistema di allerta precoce sia come bussola per le riforme. Una resilienza più elevata è associata a una crescita più forte del PIL reale pro capite. Nelle economie ad alto reddito, livelli più alti di SRI si correlano anche con mercati dei capitali più sviluppati, suggerendo maggiore stabilità e fiducia degli investitori. L’esposizione sovrana, le tensioni contrattuali e le interruzioni operative hanno meccanismi distinti ma radici comuni: resilienza sociale bassa o in deterioramento. Deterioramenti bruschi dell’SRI hanno preceduto episodi di stress sovrano di 12–24 mesi. Le riprese tendono a essere asimmetriche: i miglioramenti della resilienza spesso anticipano la riduzione degli spread, poiché i mercati riconoscono con ritardo il miglioramento strutturale. La resilienza sociale può essere recuperata: rafforzare la credibilità istituzionale, ridurre la polarizzazione e ampliare le opportunità può invertire il declino, mentre ricorrere a soluzioni a breve termine rischia un’erosione graduale. Per gli investitori, monitorare livello e dinamica dell’SRI migliora la valutazione del rischio sovrano e aiuta a prevedere cambi di fase strutturali; per i policymaker, riforme sostenute – più che la gestione reattiva delle crisi – restano centrali per ricostruire la resilienza nel lungo periodo.

Due colleghi parlano di business seduti su un divano

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