5 Marzo 2026

Sommario

Nei Paesi OCSE, il divario salariale lordo di genere – cioè la differenza media di retribuzione tra uomini e donne senza considerare tipo di lavoro, ore lavorate, esperienza o anzianità – è sceso dal 21% dei primi anni 2000 al 13,7% nel 2024. La partecipazione femminile al mercato del lavoro è salita al 71%, rispetto all’81% degli uomini. Tuttavia, questi indicatori non riescono a cogliere l’impatto complessivo delle disparità di genere: le donne continuano a lavorare meno ore retribuite, subiscono più interruzioni di carriera e ricevono pensioni mediamente più basse del 23,7% rispetto agli uomini.

Guadagni più bassi durante gli anni lavorativi riducono la capacità di risparmio, i rendimenti sugli investimenti e i diritti pensionistici. Per misurare questo effetto cumulato, abbiamo sviluppato un modello integrato di ciclo di vita che combina reddito da lavoro, reddito da capitale e pensioni in un unico indicatore di reddito totale. Abbiamo analizzato uomini e donne nati nel 1975, 2000 e 2025 nei principali Paesi OCSE. I risultati mostrano che il divario di reddito complessivo lungo la vita è sceso molto: da circa il 33% per i nati nel 1975 al 16% per i nati nel 2000. Questo divario è determinato soprattutto dal reddito da lavoro (79%), seguito da pensioni (16%) e redditi da capitale (5%). Se le tendenze attuali continueranno, il progresso rischia di fermarsi: per i nati nel 2025 il divario rimane al 16%.

La Svezia dovrebbe avvicinarsi quasi alla parità (-2%), seguita da Stati Uniti e Spagna (circa 7%), mentre Francia, Repubblica Ceca e Belgio convergono verso valori a una cifra alta. Al contrario, Italia, Germania e Svizzera mantengono divari significativi, superiori al 20% sul ciclo di vita delle donne e degli uomini nati nel 2025, segnalando la necessità di ulteriori riforme per creare condizioni realmente paritarie e favorire la convergenza dei redditi lungo l’intero arco della vita.

Spostando l’analisi dal ciclo di vita alla dinamica del reddito annuo emergono differenze più nette: un gruppo di Paesi – Svezia, Stati Uniti, Spagna, Francia, Repubblica Ceca, Belgio, Polonia e Paesi Bassi – dovrebbe vedere il divario annuo scendere sotto il 10% entro fine secolo. Nei Paesi in ritardo – Germania, Italia, Regno Unito, Danimarca, Austria e Svizzera – i divari restano ampi perché l’elevata diffusione del part‑time femminile annulla i miglioramenti in termini di partecipazione e salario orario. Il futuro della convergenza dei redditi dipenderà quindi meno dall’uguaglianza retributiva per ora lavorata e più dalla distribuzione delle ore lavorate nell’arco della vita.

Due colleghi parlano di business seduti su un divano

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